Storia di Haiti - Progetto Luciano America Latina

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Storia di Haiti

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La storia
L’isola di Hispaniola, di cui Haiti occupa la porzione più occidentale, era in origine abitata dagli indigeni Taino e Arauachi. Il 5 Dicembre del 1492, la Santa Maria, comandata da Cristoforo Colombo, sbarcò dove oggi sorge Mole-Saint-Nicolas:  l’intera isola fu subito rivendicata a favore della Spagna.

Il periodo coloniale
La riduzione in schiavitù e le conseguenti condizioni di vita molto precarie portarono ad una drammatica diminuzione della popolazione indigena nel quarto di secolo successivo alla scoperta dell’isola. Per sopperire alla carenza di manodopera,  gli spagnoli cominciarono a deportare schiavi africani,  impiegati soprattutto nella ricerca dell’oro. L’interesse spagnolo verso Hispaniola, comunque, diminuì notevolmente a partire dagli inizi del Sedicesimo secolo, quando immense riserve  di oro e argento furono scoperte in Messico e Perù.

Nel 1606, il sovrano spagnolo ordinò a tutti i coloni di spostarsi nei pressi della capitale di Hispaniola, Santo Domingo: ciò al fine di proteggere la popolazione dell’isola dagli attacchi dei pirati inglesi, olandesi e francesi. In particolare  i francesi cominciarono a colonizzare l’isola nel 1625. Nel 1697, con il Trattato di Ruswick, la Spagna cedette ufficialmente la porzione più occidentale di Hispaniola alla Francia: la nuova colonia fu ribattezzata Cote francaise de Saint-Domingue.

Mentre la parte spagnola dell’isola era scarsamente considerata dalla Corono spagnola, la sezione francese conobbe un periodo di prosperità economica che la rese la più ricca delle colonie dell’emisfero occidentale: ciò grazie,  soprattutto, alle notevoli esportazioni di zucchero e cacao.


L’indipendenza
Sull’onda della Rivoluzione Francese, le Gens de couleur cominciarono a fare pressione sul governo coloniale per ottenere maggiori diritti. Nel 1791 gli schiavi si ribellarono e sotto il comando di Toussaint Louverture ebbero la meglio sull' esercito coloniale francese. I due schieramenti tuttavia si unirono nel 1794 per sconfiggere le truppe di invasione britanniche e spagnole. La cooperazione tra i due schieramenti ebbe però termine nel 1802, quando Napoleone Bonaparte spedì un nuovo  esercito al fine di riottenere il controllo dell’isola.

Il 18 novembre 1803 l’esercito di Dessalines sbaragliò i francesi nella Battaglia di Vertières. Il 1 gennaio 1804, l’ormai ex colonia dichiarò la sua indipendenza, divenendo così il secondo Paese del continente americano a dichiararsi  indipendente dopo gli Stati Uniti: Dessalines ne divenne il primo presidente. Saint Domingue venne dunque ribattezzata Haiti in ossequio alla popolazione degli Arauachi, i quali chiamavano l’isola Ayiti.

La neonata repubblica supportò la causa abolizionista nelle colonie americane ovunque fosse possibile. Il governo Haitiano, infatti, aiutò Simon Bolivar, offrendogli rifugio e appoggiando la sua causa indipendentista. Le potenze coloniali reagirono  isolando Haiti attraverso una sorte di cordone sanitario che doveva servire ad evitare il propagarsi delle rivolte degli schiavi.

Nel 1806 Dessalines fu assassinato durante una lotta di potere coni suoi rivali politici. Haiti venne divisa in due stati: a sud una repubblica fondata da Alexandre Pétion, a nord un regno sotto il dominio di Henri Christophe.

Nell’Agosto del 1820, Christophe rimase parzialmente paralizzato a causa di alcuni attacchi ischemici. Poco dopo il monarca haitiano si suicidò.


L’occupazione statunitense
Nel corso del XIX secolo, il paese fu guidato da una serie di presidenti, la maggioranza dei quali rimase in carica solo per un breve periodo. Nel frattempo, l’economia finiva col venire sempre di più controllata dalle potenze straniere (la Germania in particolare). Preoccupati dall’influenza tedesca e dall’impiccagione del presidente Guillaume Sam per mano della folla inferocita, gli Stati Uniti decisero di intervenire occupando Haiti nel 1915.

Gli statunitensi imposero una costituzione e introdussero il vecchio sistema delle corvée (l’obbligo da parte della comunità di effettuare lavori pubblici) applicato a tutta la popolazione. L’occupazione ebbe effetti durevoli nel tempo:  per volere degli statunitensi vennero costruiti ospedali, scuole e strade e fu lanciata una campagna che cancellò la febbre gialla dall’isola. L’occupazione tuttavia determinò un forte processo di centralizzazione del potere politico  ed economico dalle province alla capitale: ne derivò la distruzione del tessuto socio-economico delle campagne, con un conseguente esodo verso la capitale. L’occupazione statunitense terminò nel 1934.


Il periodo dei Duvaliers
Gli U.S.A. lasciarono Haiti nelle mani della minoranza mulatta. Tuttavia, nel 1946, Dumarsais Estimé divenne il primo presidente  di colore a partire dal 1915. Nel 1950 tentò di prolungare il suo mandato oltre la durata legale, ma si verificò un colpo di stato con la successiva creazione di un Consiglio Militare di Governo guidato da Paul Magloire.

Nel 1957, il dottor Francois Duvalier giunse al potere in seguito alle prime elezioni a suffragio universale tenute ad Haiti.

Nel 1964, Duvalier si autodichiarò presidente a vita: per anni egli mantenne il controllo sulla popolazione attraverso la sua polizia segreta. Alla sua morte, nel 1971, a Duvalier padre successe il figlio diciannovenne Jean-Claude Duvalier. Il regime  di Duvalier figlio divenne noto per la sua corruzione e fu deposto nel 1986.


Il movimento cattolico- pro democratico
La fine del regime di Duvalier figlio cominciò grazie ad un movimento popolare, promosso dalla Chiesa e rafforzato dalla visita di papa Giovanni Paolo II nel 1983.


L’epoca di Aristide
Nel 1991, il leader carismatico Jean-Bertrand Aristide venne eletto presidente ma fu deposto da un colpo di stato dopo poco tempo. Seguirono tre anni segnati dal brutale controllo di una giunta militare. Nel 1994. l’intervento statunitense riportò  Aristide al potere.

Nel 1996 ad Aristide successe il suo alleato nonché ex-primo ministro René Préval. E’ da segnalare che, mentre Aristide fu il primo presidente democraticamente eletto nella storia Haitiana, Préval fu invece il primo a portare a compimento  il suo mandato senza interruzione e, soprattutto, il primo a lasciare di sua volontà il suo incarico una volta scaduto.

Aristide tornò al potere nel 2001, dopo un voto che fu boicottato da molti suoi rivali.

Nel febbraio del 2004 il governo di Aristide fu deposto da un gruppo di ribelli armati e lasciò il Paese. Dopo la fuga di Aristide, Boniface Alexandre, giudice capo della Corte Suprema, fu nominato presidente da un consiglio, con l’appoggio  di Stati Uniti, Canada e Francia
Le nuove elezioni del Febbraio 2006 hanno portato René Préval ad essere rieletto presidente.


La situazione attuale
Ora il Paese è governato da Michel Martelly che ha vinto le elezioni presidenziali nel 2011.
Gran parte degli edifici pubblici, compresi aeroporti e palazzi del governo sono occupati dalle forze armate USA, le quali hanno dislocato centinaia di mezzi blindati, accampamenti e arsenali in tutta l’isola.


Il terremoto e l'epidemia di colera
Il 12 Gennaio 2010, un violento terremoto di magnitudo 7,3 Mw, seguito da numerose repliche di intensità superiore a 5,0 Mw, ha colpito l’entroterra di Haiti in prossimità della capitale Port-au-Prince. Il numero di vittime e l’entità  dei danni materiali provocati dal sisma sono ancora sconosciuti, ma sono apparsi subito ingenti, con notizie che indicavano un numero di morti compreso tra decine di migliaia e 500.000. Secondo la Croce Rossa Internazionale, il terremoto avrebbe coinvolto  più di 3.000.000 di persone. Molti edifici della capitale, compresi i quattro ospedali cittadini, il Palazzo presidenziale e la sede del parlamento, la cattedrale, il quartiere generale della missione ONU, sono andati distrutti o gravemente danneggiati  Dieci mesi dopo la situazione si è aggravata ulteriormente a causa di una epidemia di colera che si è diffusa tra la popolazione haitiana e che ha comportato altri casi di morte.


L'economia
Haiti è il paese meno sviluppato dell’emisfero settentrionale ed uno dei più poveri al mondo.

Haiti occupa la 153° posizione su 177 Paesi classificati in base all’Indice di sviluppo umano. Circa l’80% della popolazione vive in una condizione di povertà degradante, il 54% vive con meno di un dollaro al giorno, posizionando così  il paese al penultimo posto nel mondo nella relativa classifica.
I disoccupati di Haiti rappresentano oltre il 60% della popolazione e sul Paese grava un pesante debito.

Quasi il 70% degli Haitiani è impiegato nel settore agricolo, che rappresenta quasi un terzo de PIL nonostante sia per lo più una forma di agricoltura di sussistenza praticata su piccola scala. L’industria riveste il ruolo assolutamente marginale  mentre i servizi, il turismo in particolare, copre il restante 40% circa dell’economia del paese.

Dopo una recessione culminata nel 2004 si è verificata una lenta ripresa interrottasi nel 2008 a seguito dei pesanti scontri di piazza.
Inoltre il sisma del 2010 ha messo in pesante crisi tutto il buon andamento complessivo con danni gravissimi anche alle  Infrastrutture della capitale Port-au-Prince.


Lingua
Nonostante sia lingua ufficiale, il francese è parlato dal 10% della popolazione: la quasi totalità degli haitiani si esprime invece attraverso il creolo haitiano che risulta essere una sorta di evoluzione del francese, modificato nell’uso  dagli schiavi africani.


Religione
Il cattolicesimo è la religione di stato, professata dalla maggioranza della popolazione. Si stima, tuttavia, che il 20% degli haitiani sia protestante.
Molti haitiani praticano, spesso congiuntamente alla religione cristiana, il vodù, derivante dalla commistione tra le religioni tradizionali africane e il cattolicesimo.


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