Rio San Juan - Progetto Luciano America Latina

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Rio San Juan

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Rio San Juan e Solentiname

Nel 1524 il conquistador Hernan Cortés inviò una lettera all’imperatore di Spagna Carlos V dove diceva: "Chi possiederà il passaggio fra i due oceani si potrà considerare padrone del mondo".
Le sue parole determinarono il destino del Nicaragua, poiché da questo momento furono inviate decine di spedizioni in cerca del cosiddetto e tanto bramato "estrecho dudoso" (letteralmente lo stretto di dubbia esistenza, ossia un ipotetico passaggio tra i due oceani). In quello stesso anno furono fondate Granada sulle rive a nord del Gran Lago Nicaragua o Cocibolca e, poco dopo, León Santiago de los Caballeros nella regione occidentale. Il fondatore fu il conquistador del Nicaragua,  Francisco Hernandez de Cordoba da cui prende il nome la moneta locale: il Cordoba.
Questa premessa ci è servita per introdurre la descrizione della regione che porta il nome di Rio San Juan (dal fiume che la attraversa) e la sua storica importanza.
In questo itinerario turistico, abbiamo già toccato le acque del Gran Lago Cocibolca visitando Granada e las Isletas e l’Isola di Ometepe con il suo incanto. Adesso ci spostiamo nella parte sud orientale del lago dove si trovano la cittadina di San Carlos, le isolette di Solentiname, e la regione del Rio San Juan.

Come arrivare: si prende un bus expreso dal Mercado Mayoreo di Managua che in circa 4–5 ore ci porterà fino a San Carlos (sono 290 Km.), capoluogo della regione del Rio San Juan.
Managua e San Carlos sono collegate tutti i giorni anche da un servizio aereo offerto dalla compagnia "La Costeña". Si può arrivare anche in battello partendo da Granada: in questo caso, il viaggio dura tutta la notte.

San Carlos, è una ridente cittadina situata alla fine del Lago Cocibolca ed all’inizio del Rio San Juan. Il fiume infatti nasce dalle acque del gran lago. Fondata nel 1526 come Nueva Jaén, fu rifondata nel secolo XVII con il nome di  San Carlos. Il forte della città fu costruito nel 1666.
La cittadina, oltre ad offrire hotel e ristoranti dove si può degustare il pesce di cui sono ricchi sia il lago che il Rio San Juan, è punto di partenza per le varie mete della regione: l’arcipelago di Solentiname,  El Castillo, la riserva biologica Indio Maìz, il Rifugio di vita silvestre Los Guatuzos (un’area naturalistica di 437 Km²), ecc.

Poc’anzi avevamo parlato di un ipotetico passaggio tra i due oceani. In effetti il Lago Cocibolca ha un emissario, il rio San Juan che esce proprio a San Carlos, e dopo circa 200 Km. sfocia nell’Atlantico. La parte ovest dello stesso lago dista dall’Oceano Pacifico solamente 20 Km.: è proprio questo era il tragitto per l’ipotetico passaggio tra l’Atlantico ed il Pacifico che cercavano gli spagnoli. Questo tragitto fu percorso anche dal celebre scrittore nordamericano Mark Twain che lo descriveva così: "le prospettive cangianti del Rio San Juan modificano in continuazione il paesaggio; i meandri del fiume ed i territori attraverso i quali avanziamo presentano ogni giorno nuove meraviglie come elevati muri di  fogliame, brillanti cascate di piante rampicanti che cadono dal cielo da un’altezza di 50 metri per poi confondersi con l’erba del suolo, bellissime cascate di foglie verdi messe l’una sopra l’altra come squame di pesce, immense  muraglie compatte di foresta vergine ed alla fine, avanzando vedemmo una nicchia vegetale, come una finestra gotica, con colonne e diversità di figure, belle e curiose."
Questa è una regione dove l’esuberanza della natura si mescola con importanti pagine di storia. Infatti il Rio San Juan era la porta d’entrata per i pirati inglesi ed olandesi che più volte lo hanno risalito, entrando nel Gran  Lago Nicaragua.

Da San Carlos, con una lancia rapida, in due ore si arriva al piccolo villaggio chiamato El Castillo. Questo nome si deve ad una fortezza costruita dagli spagnoli nel secolo XVII sulle rovine di una precedente, per contrastare le scorribande dei pirati e proteggere la città di Granada. Il nome completo è "El Castillo de la Inmaculada Concepción de María". Questo luogo ha vissuto epiche battaglie. Nel 1762 gli inglesi assediarono El Castillo e furono sconfitti grazie all'eroismo di una ragazza di soli 19 anni, Rafaela Herrera, figlia del comandante della guarnigione spagnola, Don Pedro Herrera, che era appena morto di una grave malattia. La ragazza, che aveva imparato ad usare le armi ed i cannoni grazie al padre, si mise alla testa della guarnigione e, dopo giorni di intensi combattimenti, gli inglesi furono respinti.

Diversi anni dopo questi avvenimenti, El Castillo subì un altro attacco da parte degli inglesi, questa volta al comando di un giovane capitano della Reale Marina, Horacio Nelson che morì con il grado di Ammiraglio nel 1805 dopo la battaglia di Trafalgar  contro Napoleone Bonaparte. Nelson conquistò la fortezza dopo vari giorni di assedio. In seguito, un’epidemia di febbre gialla uccise più inglesi che la battaglia e, a causa di ciò, Nelson fu portato in Giamaica quasi senza vita (perse  anche un occhio) e la spedizione dovette ritirarsi. Gli inglesi hanno provato più volte ad invadere il Nicaragua perché, grazie al Rio San Juan ed al Gran Lago, era la porta di entrata non solo al Centro America ed all’America Latina, ma anche il varco per un possibile futuro canale interoceanico.
"El Castillo de la Inmaculada Concepción de María" al cui interno esiste un museo con oggetti dell’epoca, è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, assieme ad altre fortezze dello stesso tipo sparse  nei Caraibi, Venezuela, Colombia e Messico.
Tutto attorno alla fortezza, lungo il fiume si estende il piccolo villaggio che porta lo stesso nome de El Castillo. Il luogo, molto tranquillo, non è dotato di strade, ma di marciapiedi, visto che i mezzi di trasporto sono acquatici. Le case, molte delle quali si trovano lungo il fiume, sono "de tambo" ossia costruite con criteri di palafitte, rialzate dal terreno. Esistono vari hotel, pensioni, ristoranti, ed anche un’esposizione di farfalle. Si possono effettuare escursioni a cavallo  ed in barca. Poco più a sud de El Castillo si trovano "los raudales" de Santa Cruz o del Diablo, impetuose rapide che ostacolano la navigazione.

A 6 Km. di distanza, mano a mano che si avanza sul fiume da San Carlos verso l’oceano Atlantico, si entra nel territorio della Riserva Biologica Indio Maìz che è tra le più importanti e più intatte del Centro America ed ha una  superficie è di 3.180 Km². Nel suo habitat vivono molte specie animali, centinaia di specie di uccelli fra cui tucani, grandi pappagalli colorati, colibrì, pappagalli verdi, mammiferi come cerbiatti, cinghiali, puma, giaguari, manatì (trichechi di acqua dolce), varie specie di scimmie, rettili come serpenti, coccodrilli, tartarughe ed iguana. E’ anche la riserva che ospita il maggior numero di specie di insetti di tutto il Centro America.

Scendendo il fiume ed attraversando tutta la riserva Indio Maìz si arriva alla foce dove sorge il piccolo villaggio di San Juan del Norte (gli spagnoli chiamavano il mar dei Caraibi, Mar del Norte ed il Pacifico Mar del Sur). Il villaggio originale  sorgeva a pochi chilometri di dove si trova adesso. All’inizio del secolo XIX fu attaccato dagli inglesi, che si unirono con i Miskitos della zona, ed in seguito gli cambiarono il nome in Greytown, in onore del console inglese in Giamaica Sir Charles  Grey. Verso la metà del secolo Greytown era una cittadina ricca e fiorente, con strade e case in stile inglese. Da qui scendevano gli americani della Costa Orientale degli USA, richiamati dalla febbre dell’oro in California. Arrivavano in nave fino a Greytown, risalivano il Rio San Juan fino a San Carlos, attraversavano il lago e, da Rivas, scendevano fino a San Juan del Sur, sul Pacifico, per poi imbarcarsi verso la California.
Proprio qui, come archeologia industriale balza ai nostri occhi la vista di una antica draga arrugginita. Infatti erano iniziati i lavori per la costruzione del canale interoceanico ma, poco dopo, quando le draghe iniziarono a sprofondare, i lavori furono interrotti. Il canale fu quindi costruito a Panama. Col passare degli anni la cittadina perse di importanza ed a poco a poco il degrado ne ebbe ragione. La sua fine definitiva ebbe luogo nella decade degli anni ’80 del secolo scorso, quando fu teatro e scenario dei cruenti combattimenti fra Sandinisti e Contras. Rimasero solo rovine ed un antico cimitero dove sono sepolti, inglesi, statunitensi, massoni, avventurieri. Quando gli abitanti tornarono negli anni ’90, decisero di non ricostruire il villaggio nella sua originale ubicazione per colpa dei tristi ricordi della guerra. Lo ricostruirono a pochi chilometri più a nord.
Da visitare, la Laguna Azul e la selva percorsa dal Rio Indio; in questa vivono indios di etnia Rama.
Anche qui non esistono strade, ma solo marciapiedi e le case vicino alla costa sono "de tambo" come al Castillo. Non si vede una sola automobile, in cambio il molo è pieno di pangas (piccole imbarcazioni a motore), canoe e lance (imbarcazioni  più grandi, che trasportano fino a 20 o 30 persone).
San Juan del Norte è raggiungibile via fiume da San Carlos e adesso, da poco tempo è stato ultimato l’aeroporto e c’è un volo diretto da Managua.

Torniamo a San Carlos e da qui ci dirigiamo verso un’altra meraviglia di questa regione: l’arcipelago di Solentiname composto da 36 piccole isole, situato all’estremo sud est del Lago Cocibolca; l’arcipelago appartiene  territorialmente al municipio di San Carlos che come abbiamo già citato è il capoluogo dell’intera regione.
Il nome Solentiname deriva dalla parola náhuatl "Celentinametl" che significa "luogo di molti ospiti", "luogo di riposo" o "luogo di accoglienza". L’arcipelago è formato da 36 isole ed isolotti di diversa dimensione, per una superficie  totale di 40,2 Km². Le isole principali (per dimensione e numero abitanti) sono l’isola di Mancarrón, la Elvis Chavarría e la Donald Guevara conosciuta localmente come La Venada o la Venadita (la cerbiatta). Le principali attività economiche  sono l’agricoltura, la pesca artigianale, la pittura primitivista e l’artigianato.
Solentiname, grazie alla sua ricchezza naturale, culturale e storica è stata dichiarata area protetta e Monumento Nazionale.
Solentiname è considerato un paradiso terrestre, per la sua bellezza, per la vegetazione, per gli animali, specialmente scimmie ed uccelli che vi abitano. Nelle sue acque vivono squali e pesce sega che nel corso dei millenni si sono adattati a vivere  nell’acqua dolce.
Per milioni di anni l’America del Sud fu separata dal resto del continente da una larga striscia di mare, ma nel periodo terziario questa immensa isola fu rinsaldata all’America del Nord da un’intensa attività vulcanica durante la quale si formarono i laghi Xolotlán (di Managua) e Cocibolca (di Nicaragua), quindi si pensa che i due laghi siano una parte di mare rimasto prigioniero delle terre emerse e col passare del tempo e grazie anche ai fiumi che li alimentano l'acqua si sia dolcificata.

Questo luogo paradisiaco è diventato famoso in tutto il mondo grazie all’artigianato ed alla pitture primitiviste realizzate dai suoi abitanti. Nel 1966 arrivò su queste isole il frate e sacerdote trappista Ernesto Cardenal, poi divenuto, negli anni ’80, Ministro della Cultura del Governo Sandinista. Venuto per vivere una vita contemplativa in armonia con la natura ed il Vangelo fondò una comunità, chiamata "Nuestra Señora de Solentiname", a cui aderirono poco a poco anche gli abitanti dell’isola; ricostruì la chiesa, mise in piedi una falegnameria per realizzare giocattoli e mobili e creò il mondialmente famoso "Vangelo di Solentiname".
Cardenal scoprì la ricchezza artistica degli abitanti di queste isole per caso. Un giorno, visitando la casa di un "campesino", tale Eduardo Arana, osservò che le scodelle di jicaro che usavano per bere (il jicaro è un frutto con un guscio molto duro che si presta per ricavarne, ciotole e scodelle) avevano disegni di flora e fauna che le famiglie dipingevano con molta cura ed attenzione. In seguito a questa scoperta, il padre invitò il pittore Róger Pérez Rocha a conoscere gli artisti  ed in seguito ad agevolare il loro lavoro con materiali vari come olio, acquerelli, pennelli, affinché riportassero su compensato o tela la bellezza di questi luoghi. Da questo momento nascono "I Pittori primitivismi di Solentiname": essi riproducono  scene di vita quotidiana, le isole con il lago ed i vari animali esistenti, temi della Bibbia in armonia con la natura. I colori sono sgargianti ed intensi, come la natura di questi luoghi. Col passare degli anni si è formata una scuola e questi pittori  espongono e vendono le loro opere anche negli Stati Uniti ed in Europa, dove sono molto apprezzate.
Qui esistono anche artigiani del legno, dal quale ricavano con vistosi colori garze, tucani, pappagalli, cormorani, tartarughe, caimani e pesci. La materia prima è la balsa, che è un materiale leggero, tenero e facile da lavorare.

Come arrivare: l’arcipelago è collegato a San Carlos da un servizio giornaliero di "pangas" lente (2 ore) e veloci. L’unico hotel presente si trova sull'Isola di Mancarrón, che può essere punto di partenza per visitare anche le altre isole.

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