La Misa Campesina - Progetto Luciano America Latina

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La Misa Campesina

Il Nicaragua

La Misa campesina

Vos sos el Diòs de los pobres,
el Diòs humano y sencillo,
el Diòs que suda en la calle,
el Diòs de rostro curtido.
Por eso es que te hablo yo,
asì como habla mi pueblo,
porquè sos el Diòs obrero
el Cristo trabajador.
… … …

 

È con questi versi che inizia il CREDO, una parte della Misa Campesina scritta e musicata dal maggior compositore e artista nicaraguense, Carlos Mejia Godoy. Godoy introduce il canto popolare come parte della musica liturgica, sull’onda delle innovazioni introdotte dal Concilio Vaticano II.

Alla solennità del canto gregoriano ed alla maestosità delle messe di Beethoven e di Mozart costruite sugli  organi da chiesa, viene contrapposta l’allegria delle chitarre e la malinconia della marimba, il ritmo delle maracas e le melodie delle feste popolari.

Ma il vero cambiamento rispetto alla messa tradizionale sta nei testi, dove è palpabile l’influenza della "Chiesa progressista" che, con il suo messaggio rivoluzionario, reinterpreta i testi biblici adattandoli alla evidente contrapposizione  sociale in chiave "quasi marxista" di lotta di classe. Ecco quindi che nella Misa di Godoy si invoca il "Dios de los pobres" perché si identifichi con il popolo e non con la "clase opresora que oprime y devora a la comunidad "; ed ecco che nell’inno di Gloria al Creatore si esalta la virtù di chi "sufre la carcel y el destierro … combattendo al opresor"; ed ecco che Pilato diventa il simbolo dell’imperialismo contro cui diventa obbligo "la  lucha sin tregua y el brazo que se alza para defender al pueblo del dominio explotador".

Il Cristo della Misa campesina, pertanto, si inscrive perfettamente nella visione della Teologia della Liberazione: viene tralasciato l’aspetto salvifico (Gesù che con il suo sangue redime il mondo) per considerare piuttosto il suo  carattere di lottatore rivoluzionario che, per denunciare le ingiustizie dei ricchi e dei potenti, si unisce agli oppressi e viene pertanto torturato e giustiziato.

E dove se non a Solentiname, in questo meraviglioso e unico arcipelago del lago Nicaragua, nella comunità di artisti contadini fondata da ERNESTO CARDENAL, poteva venir composta e celebrata per la prima volta la Misa campesina di Carlos Mejia Godoy? E proprio da Solentiname partirà questo messaggio di solidarietà e di fede, attraversando tutto il continente e diventando universale.
L’intento dell’artista è stato quello di mettere nella Misa tutti i ritmi e le musiche del Nicaragua: dai canti miskitos della Costa Atlantica alla mazurka della Segovia alle fiestas tradizionali del Nicaragua in generale;  inserendo inoltre parti di pezzi classici come la "Mora limpia", la "Mama Ramona", la "Chancha Flaca" e la "Perra Renca"; protagonista, ovviamente la marimba.
Come disse Ernesto Cardenal, "questa messa non è neutrale": l’eucarestia, cioè il sacramento dell’unione, non può essere neutrale nella lotta di classe. Questa è una messa contro gli oppressori, cioè contro coloro che  impediscono la fraterna suddivisione dei frutti della natura e del lavoro; frutti che vengono offerti, da contadini ed operai, all’unico Dio – il Dio dei poveri – attraverso il Cristo trabajador (identificato nel muratore,  nell’operaio, nel contadino, nel venditore di lotterie, etc…).

Non è strano che tutto questo sia successo a Solentiname, dal momento che proprio quello era un luogo simbolo per quell’epoca di grandi speranze, un’epoca in cui erano possibili non solamente le rivoluzioni come avventure sociali e spirituali,  ma era possibile anche la sintesi tra marxisti e cristiani: come più tardi effettivamente avvenne per la Rivoluzione Sandinista.
E non è nemmeno strano, quindi, che la gerarchia cattolica (strettamente a braccetto con il regime somozista) proibisse la Misa campesina nelle chiese e nei luoghi di culto. Difatti, quando venne ufficializzata la prima celebrazione in  Plaza de los Cabros (a Ciudad Sandino) arrivarono le guardie somoziste. E subito dopo arrivò anche il divieto (da parte dell’Arcivescovo Obando, che non era ancora Cardinale) di celebrazione nelle chiese. Forse fu proprio questa proibizione  a lanciarla universalmente: vinse il Premio Bravo della Commissione dei mezzi di comunicazione della Chiesa Cattolica spagnola e venne tradotta in sei lingue.

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